Oltre la Storia: Ritorno a Cefalonia


In un palcoscenico essenziale, due soli interpreti danno voce a un’intera generazione attraversando volti, storie e memorie di un’Italia spezzata dalla guerra e ricostruita attraverso la speranza.

Lo spettacolo prende forma in due movimenti distinti ma profondamente legati tra loro.

Nel primo tempo i protagonisti vestono i panni dei soldati della Divisione Acqui a Cefalonia. Alternandosi continuamente tra narratori e personaggi, raccontano gli eventi storici che portarono al tragico eccidio del 1943: la confusione dell’armistizio, le scelte impossibili, l’attesa, la paura e infine il massacro.
Accanto alla grande storia emerge quella più intima e umana: i soldati si rifugiano nei ricordi delle proprie case, nelle lettere scritte alle famiglie lontane (veri reperti storici e familiari), nei piccoli gesti quotidiani che diventano ultimo legame con la vita lasciata in Italia. Il racconto procede cronologicamente fino a culminare in una potente scena corale fatta di movimento, luci soffuse e proiezioni, dove memoria e tragedia si fondono.

Il secondo movimento si apre invece in un’Italia finalmente libera, pronta a ricostruirsi dopo la guerra. A Lumezzane, piccolo paese della provincia bresciana, la famiglia Bonomi continua però a convivere con un’assenza che non smette di pesare: Silvio, partito per la guerra, non è mai tornato. Mentre le sorelle e il resto della famiglia iniziano lentamente ad accettare la realtà, la madre Tina si aggrappa ostinatamente alla speranza del ritorno del figlio. Attraverso una successione di quadri e vignette di vita quotidiana, lo spettacolo accompagna il pubblico lungo oltre vent’anni di storia italiana, dall’immediato dopoguerra fino agli anni Settanta, mostrando un Paese che cambia, cresce e cerca di guarire dalle proprie ferite.

Sul fondo rimane sempre viva l’attesa di una madre, trasformata col tempo da dolore inconsolabile a forza vitale, capace di sostenere un’intera famiglia. Fino a quando un pellegrinaggio nei luoghi dell’eccidio porterà Tina a confrontarsi definitivamente con il destino del figlio.

Tra memoria storica e racconto umano, lo spettacolo diventa così un omaggio a chi non è tornato, ma anche un inno alla resilienza, alla speranza e alla necessità di non dimenticare.

Nel finale, i personaggi consegnano al pubblico un messaggio semplice e universale: custodire il passato e trovare, ogni giorno, anche nel dolore, un motivo per continuare a vivere.


Di e con Francesca Belussi e Federica Bonomi

Si ringrazia
Bruno Fusca / Compagnia La Betulla